sabato 27 novembre 2010

«FRATELLI» D' ITALIA

Suppongo
che non vi siate mai chiesti
chi fossero veramente
i «FRATELLI»
dell'Inno di Mameli.


































Suppongo
che abbiate sempre dato per scontato
che fossero tutti gli Italiani,
in quanto figli
dell'unica Patria...


Suppongo che crediate fermamente
alla Storia del Risorgimento,
opera di eroici patrioti,
anelanti solo all'Unità
e all'indipendenza d'Italia...


Ma a volte
basta guardarsi attorno
con occhi nuovi
per scorgere dettagli
talmente evidenti
da sfuggire al nostro sguardo...





















... e per cogliere
illuminanti squarci
d'inattese verità.




giovedì 25 novembre 2010

PSEUDO-RIBELLIONI A COMANDO



NEI REGIMI AUTORITARI

NON C'E' MODO MIGLIORE
DI CONTROLLARE LA PROTESTA

CHE SUSCITARLA AD ARTE,
CONFINANDOLA
ENTRO LIMITI

RISTRETTI...










... SEMPRE PIU' RISTRETTI...













... SEMPRE PIU' RISTRETTI...



















... SEMPRE PIU'....















... RISTRETTI.

UN PO' COME ...








... I CERVELLI.





sabato 13 novembre 2010

franchi tiratori


da LA PELLE, di Curzio Malaparte

I ragazzi seduti sui gradini di S. Maria Novella, la piccola folla di curiosi raccolta intorno all’obelisco, l’ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa, coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffè della piazza, la squadra di giovani partigiani della divisione comunista "Potente", armati di mitra e allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l’uno sull’altro, parevano dipinti da Masaccio nell’intonaco dell’aria grigia. Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso, tutti tacevano, immoti, il viso rivolto tutti dalla stessa parte. Un filo di sangue colava giù per gli scalini di marmo.
   I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino.
   C’era anche una ragazza fra loro: giovanissima, nera d’occhi, e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s’incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo, sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d’estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso, e qua e là screpolato, simile ai cieli del Masaccio negli affreschi del Carmine.
   Quando avemmo udito gli spari, eravamo a metà via della Scala, presso gli Orti Oricellari. Sboccati sulla piazza, eravamo andati a fermarci ai piedi della gradinata di Santa Maria Novella, alle spalle dell’ufficiale partigiano seduto davanti al tavolino di ferro.
   Al cigolio dei freni delle due jeep, l’ufficiale non si mosse, non si voltò. Ma dopo un istante tese il dito verso uno di quei ragazzi, e disse:
   - Tocca a te. Come ti chiami?
   - Oggi tocca a me - disse il ragazzo alzandosi - ma un giorno o l’altro toccherà a lei.
   - Come ti chiami ?
   - Mi chiamo come mi pare... 
   -  O che gli rispondi a fare a quel muso di bischero? -  gli disse un suo compagno seduto accanto a lui.
   - Gli rispondo per insegnargli l'educazione, a quel coso - rispose il ragazzo, asciugandosi col dorso della mano la fronte madida di sudore.  Era pallido, e gli tremavano le  labbra. Ma rideva, con aria spavalda guardando fisso  l'ufficiale partigiano. 
   A un tratto i ragazzi presero a parlar fra loro ridendo.
   Parlavano con l'accento popolano di San Frediano,  di Santa Croce, di Palazzolo.
- E quei   bighelloni che stanno a guardare? O che non hanno mai visto ammazzare un cristiano?
- E come si divertono, quei mammalucchi!
- Li vorrei vedere al nostro posto, sicché farebbero, quei finocchiacci!
- Scommetto che si butterebbero in ginocchio!
- Li sentiresti strillar come maiali, poverini!
 I  ragazzi ridevano, pallidissimi, fissando le mani dell'ufficiale partigiano.
- Guardalo bellino, con quel  fazzoletto rosso al collo
- O chi gli è?
- O chi gli ha da essere? Gli è Garibaldi!
- Quel che mi dispiace - disse il ragazzo in piedi sullo scalino -  gli è d'essere ammazzato da quei bucaioli.
-  'Un la far tanto lunga, moccicone! - gridò uno dalla folla.
- Se l'ha furia, la venga lei al mi' posto - ribattè il ragazzo ficcandosi le mani in tasca.
   L’ufficiale partigiano alzò la testa e disse:
   - Fa presto. Non mi far perdere tempo. Tocca a te.
   - Se gli è per non farle perdere tempo - disse il ragazzo con voce di scherno - mi sbrigo subito.
   E scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra, accanto al mucchio di cadaveri, proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.
   - Bada di non sporcarti le scarpe ! - gli gridò uno dei suoi compagni, e tutti si misero a ridere.
   Jack e io saltammo giù dalla jeep.
   - Stop! - urlò Jack.
   Ma in quell’istante il ragazzo gridò: - Viva Mussolini ! - e cadde crivellato di colpi .


giovedì 11 novembre 2010

Soavemente detestabile


Era tempo
che cominciassi ad avere
paura di te stesso.

Devi fartene una ragione:
sei da sempre
il tuo peggior nemico.

mercoledì 10 novembre 2010

ORECCHI PER INTENDERE


Meglio dirle
queste parole al vento,
se davvero vanno dette.
Costi quel che costi.


Il problema, semmai,
è di chi sente e non ascolta.
Chi dice: "Lo so...",
sta rifiutando di capire.


Sforzarsi 
con fiammate di energia
è il modo migliore 
di fallire.


Vince solo 
la forza dolce 
e instancabile
della goccia.

venerdì 5 novembre 2010

SINCERI CON SE' STESSI



Non mentitevi.

Parlare di
AMORE
è legittimo
SOLO
quando
non c'è 
la  minima traccia
di egoismo
e
di possessività.

Il resto 
sono
balle.

lunedì 1 novembre 2010

DIETRO_LOGIE


Ti faranno passare per matto
se rivelerai
quanto tutti guardano senza vedere.

E se sei anche poeta
finirai in manicomio.

Le favole
sono ammucchiate in soffitta.

Nemmeno più gli occhi dei bambini
sono rimasti puri.

E il Re di questo mondo
può girare tranquillo
in mutande
per le vie di città.


domenica 31 ottobre 2010

MORDERE PER NON FARSI MORDERE





Andranno tutti,
spensierati,

a festeggiare
la festa che non c'è,

imbevendo l'anima ingenua
di malsane rugiade,

che menti perverse nascondono
dietro giochi di bimbi

e maschere
di tetri sarcasmi.



sabato 30 ottobre 2010

STORIE DI OGGI, STORIE DI IERI



Oggi,
nel ventunesimo secolo,
è sotto gli occhi di tutti,

almeno di quelli che vogliono vedere,

come e perché

si scatenano le guerre,

si fabbricano e si dimenticano 
i mostri da abbattere,

si inventano terrori
per giustificare il terrore
che si vuole seminare nel mondo.

Eppure quanti
ancora
si ostinano a credere
che ieri,
nel secolo scorso,
le cose siano andate
diversamente...