lunedì 6 luglio 2026

IL VENTO E IL LEONE

L’appena trascorsa prima settimana di luglio è stata caratterizzata da alcuni eventi significativi, che, congiuntamente analizzati, risultano avere un rilievo storico ben maggiore di quello che gli è stato attribuito dalle note di cronaca:

- il 1 luglio, a Écone, le ordinazioni episcopali non autorizzate della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, immediatamente seguite il giorno successivo dall’annuncio vaticano della scomunica, potenzialmente estensibile non solo ai sei Vescovi coinvolti nel Rito, ma anche a tutti sacerdoti e chierici, e perfino ai semplici fedeli;

- il 4 luglio la visita di Leone XIV a Lampedusa, sottolineata con l’abituale enfasi mediatica, quale pellegrinaggio “sulle orme di papa Francesco”, per ribadire la centralità dell’ “accoglienza” nel messaggio cristiano per il nuovo Millennio.

Dall’annuncio della sua elezione, l’8 maggio 2025, Robert Prevost aveva indossato in modo impeccabile quei panni esteriori del pontefice “tradizionale”, che avevano dato ad alcuni la speranza e a molti il timore di un brusco cambio di direzione, dopo i tredici anni di autocrazia bergogliana.


Invece il 4 luglio 2026 egli ha improvvisamente dismesso il “vestito buono” da “papa della tradizione” – che peraltro aveva progressivamente cessato di alimentare le speranze dei suddetti “pochi” – per adottare un’immagine bruscamente innovativa, segnando un'evidente rottura con lo stile mantenuto nei mesi precedenti. 

Ciò è avvenuto con la messa in scena di una coreografia studiata, volutamente minimalistica e apparentemente “sotto tono”, ma di fatto rivoluzionaria: con tutta una ritualità, una simbologia, una scenografia e un guardaroba teatrale - non senza qualche tratto involontariamente clownistico - appositamente escogitati per l’occasione.


L'innovazione scenografica non ha interessato solo i paramenti, indossati da Prevost e dal vescovo Damiano, che lo ha scortato passo passo fin dal suo atterraggio a Lampedusa, ma anche l’allestimento dell’altare e dell’ambone per la celebrazione tenutasi all’aperto nello stadio della città isolana.


La scelta artistica mira a trasformare lo spazio liturgico in un ‘racconto visivo di dolore, speranza e rinascita’, dove le superfici astratte e le linee fluide evocano il moto delle onde, rendendo il Mediterraneo uno spazio di passaggio e memoria collettiva”.

Con queste magniloquenti parole, l’iperbole giornalistica ha elevato a “creatività artistica” e a “narrazione spirituale dal linguaggio essenziale e simbolico”, qualcosa che, per la verità, ricordava più l’allestimento per la festa sociale di un circolo sportivo di periferia.

Tutto l’evento è stato caratterizzato da una teatralità solo apparentemente fresca, in realtà rigidamente scandita da una regia di taglio televisivo:

- la visita al cimitero, condita con l'immancabile piaggeria retorica da sala stampa vaticana:

Un Leone silenzioso, immobile, ... È tutto bianco in quel momento, forse pure per il sole accecante ... È bianca la talare del Papa, sono bianche le lapidi, sono bianchi i fiori sotto le fotografie di donne e di signori anziani con lo sfondo del mare. Delle farfalle si posano sulle croci e sui cespugli e pure sulla corona floreale che Leone depone in mezzo a quest’area del cimitero cittadino che i lampedusani curano, annaffiano, sorvegliano...”.


- il “rito” simbolico dell’attraversamento della cosiddetta “porta d’Europa”:



- la letterina accorante a Leone del piccolo Leo, con la narrazione di un pianto antico, cessato solo alla vista di un “pallone fatto di carta”:


- l’intitolazione del molo “teatro (!) degli sbarchi” al predecessore, con tanto di targa dorata, da parte di si chi proclama, come si è detto, “pellegrino a Lampedusa sulle orme di Papa Francesco”:



A rendere meno artificiosa e forzata la scansione della nutrita “agenda”, che ha concentrato tutti questi "atti simbolici” nello spazio di poco più di tre ore, è intervenuto il “provvidenziale” fuori programma della folata di vento sulla scogliera, che ha soffiato via la papalina dell’uomo vestito di bianco, contribuendo ad accrescerne l’aura di umanità, semplicità e spontaneità, in un evento che, per la verità, non aveva avuto nulla di spontaneo:

  


Tutto considerato parrebbe la cronaca di un avvenimento fra i tanti, a cui ci ha abitutato il crescente spettacolarismo mediatico dei pontificati negli ultimi settant’anni. 

Eppure, la sua prossimità cronologica con i fatti di Écone e la brutale immediatezza della rappresaglia scomunicatoria, porta a sospettare che l’accurata rappresentazione "accoglientizia", a cui il supposto pontefice si è prestato con mirabile capacità interpretativa, voglia segnare il momento di una rottura definitiva con un passato – anche recente – del quale è necessario troncare perfino il ricordo.

Il nuovo “papato” di una “nuova chiesa”, che non è più “in uscita”, ma si pone anzi all’entrata del “vecchio mondo”, per spalancarne le porte al “nuovo che avanza”. E ciò, non per gli sbandierati fini caritatevoli di vera accoglienza fraterna, ma per porre in atto l’ultima fase del programma del potere globale, al quale i vertici vaticani dimostrano di voler doviziosamente contribuire.

Un tempo pareva lecito ritenere che i migranti siano attirati e incoraggiati a sfidare i pericoli del mare e la criminalità dei trafficanti, solo per gli interessi di bottega dei potentati economici, bisognosi di nuova mano d’opera a basso costo.

Oggi invece appare evidente come la minuziosa propaganda che li richiama è funzionale al pianificato rinnovamento antropologico di un’Europa per decenni scientificamente infiacchita. La cui popolazione, esaurita ed abbattuta fisicamente, moralmente e spiritualmente, è finalmente pronta ad essere sostituita con “materiale umano” informe, atto a fungere da “fango” per la babelica “creazione” del tipo umano venturo, progettato a tavolino per essere protagonista del Nuovo Umanesimo.

Tutto questo porta a ritenere che a Lampedusa, sabato 4 luglio 2026, si sia consumato un evento di portata davvero storica: l’inaugurazione ufficiale della Nuova Religione dell’Accoglienza.



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domenica 5 luglio 2026

I SENTIERI DEL PASSATO

 


Secondo il pensiero dominante, la Sacra Scrittura va aggiornata continuamente, per adattarla alle esigenze degli uomini, che mutano col mutare dei tempi.

Ciò vale soprattutto per i passi nei quali la Parola di Dio afferma in modo inequivocabile che la Sacra Scrittura non va aggiornata.

Ma la religione odierna è un trans-uman-cristianismo dove, tutto relativizzando, si deve necessariamente relativizzare anche l'Assoluto: cioè Dio e la sua Parola.

Non ci vuole molto a comprendere che questa neo-religione non ha nulla a che vedere con la Religione di Cristo, nella quale siamo nati e nella quale ci sforziamo di perseverare fino alla morte, nonostante le temperie avverse, per le pressioni di un mondo sempre più ostile a chi vuole rimanere di Cristo, con Cristo e in Cristo. 

Ad uso dei pochi temerari, segue quindi una piccola antologia dei passi scritturali dell'Antico e del Nuovo Testamento, che devono essere per forza aggiornati, perché vi si afferma che la Scrittura non deve essere aggiornata.  


Geremia 6,16

State super vias, et videte, et interrogate de semitis antiquis quæ sit via bona, et ambulate in ea: et invenietis refrigerium animabus vestris.

«Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, quale sia la via buona, e camminate in essa: e troverete refrigerio per le anime vostre».


Giobbe 8,8

Interroga enim generationem pristinam, et diligenter investiga patrum memoriam.

«Interroga infatti la generazione precedente, e ricerca con cura la memoria dei padri».


Proverbi 22,28

Ne transgrediaris terminos antiquos, quos posuerunt patres tui.

«Non oltrepassare i limiti antichi, che posero i tuoi padri».


Siracide 8,9

Non te prætereat narratio seniorum: ipsi enim didicerunt a patribus suis.

«Non ti venga mai meno la narrazione degli anziani: essi infatti impararono dai loro padri».


Tessalonicesi, 2,15

Itaque, fratres, state: et tenete traditiones, quas didicistis, sive per sermonem, sive per epistolam nostram.

«Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso, sia oralmente sia dalle nostre lettere».


Galati 1,8

Sed si licet nos, aut angelus de caelo evangelizet vobis praeterquam quod evangelizabimus vobis, anathema sit.

«Ma se anche noi stessi o un angelo del cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema».


2 Timoteo 3,14

Tu, vero, permanes in iis quae didicisti, et credita sunt tibi: sciens a quo didiceris...

«Tu, però, rimani saldo in quello che hai imparato e che ti è stato consegnato, sapendo da chi l’hai imparato...»


Ivi 4,3-4

Erit enim tempus, cum sanam doctrinam non sustinebunt ... et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur.

«Verrà il tempo, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina ... ma rifiuteranno di dare ascolto alla verità, per dare ascolto alle favole».


giovedì 2 luglio 2026

 

ER PRIMATO


Dice che er papa è papa e, si lo vôle,

ogni cosa più strana j’è concessa,

e morale, e dottrina, e dogmi, e messa

pô arivortalli come bannerole.


Che, puro si la fede è manomessa,

mapperò a lui j’aggrada e nun je dole,

pô cambià ner vangelo le parole,

oppuro abbraccicà ‘na vescovessa,


Figurate si poi, pe’ ostinazzione,

je fanno quattro vescovi francesi

senza la pontificia approvazzione,


come se fa pe’ i vescovi cinesi:

è già pronta la scommunicazzione,

preti, fedeli e chierici compresi.


giovedì 2 luglio 2026

         Visitazione della B.V. Maria



... RIGA QUOD EST ARIDUM

 



Il 1° luglio 2026 si è abbattuto un violento temporale con forti piogge ed elettricità sulla località di Écône, in Svizzera, durante la cerimonia di consacrazione dei vescovi della Fraternità San Pio X.

Le previsioni meteorologiche locali per la giornata indicavano inizialmente una probabilità di pioggia dello 0-5%, rendendo l'evento improvviso e inaspettato.

Il maltempo ha interrotto la distribuzione della comunione, costringendo i circa 20 mila fedeli presenti a ripararsi sotto gli ombrelli.


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Nel simbolismo tradizionale la pioggia è universalmente considerata un simbolo della benedizione divina e il veicolo delle influenze spirituali.

Soprattutto in occasione di eventi straordinari, assume il valore di una conferma divina, perché la spiritualità tradizionale non ammette la casualità dei fenomeni naturali, ma tutto riferisce all’azione della Provvidenza.

Non la “superstizione”, ma l’umile consapevolezza che Dio parla attraverso gli eventi della creazione, mostra il senso profondo del detto popolare: “Sposa bagnata sposa fortunata”. E spiega il significato spirituale che la pioggia, specie se improvvisa e inattesa, acquista nelle grandi occasioni liturgiche, come le consacrazioni episcopali,

La ragione di questo simbolismo è già evidente nel senso letterale, perché sul piano naturale, nelle civiltà tradizionali a base agricola, la pioggia di per sé stessa è vita, perché propizia abbondanza di raccolti, prosperità e gioia. Ciò appare in molti passi scritturali, ad esempio:

Deuteronomio, 11,13-14

il Signore Dio vostro ...darà alla vostra terra la pioggia al principio ed alla fine, perché raccogliate frumento, vino e olio.

Geremia, 5,24

Temiamo il Signore Dio nostro che ci dà le prime e l'ultime piogge alla lor stagione e che ci riserva un'annata abbondante di mèssi.

Salmo 103,13

Tu che irrighi i monti dalla loro cima, del frutto delle tue opere si sazia la terra.


Ma su un piano più alto la pioggia diventa simbolo della Parola di Dio:

Isaia 55,10-11

E come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi fanno ritorno, ma innaffiano la terra e la fecondano e la fanno germinare, danno il seme da seminare e il pane da mangiare; così sarà la parola che esce dalla mia bocca: non tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello che io voglio, e prospererà in quelle cose per cui l'ho inviata.

Deuteronomio, 32,2

Scorra come pioggia il mio insegnamento, stilli come rugiada il mio discorso, come pioggia sull'erba, e come stille sui prati.


della conoscenza di Lui:

Osea 6,3

Sapremo, e proseguiremo per conoscere il Signore. Come l'aurora è certo il suo spuntare, ed egli verrà come una pioggia per noi, come la prima e l'ultima pioggia. 


dello Spirito Santo e della benedizione divina:

Isaia, 44,3

Farò scorrere acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sulla tua stirpe.

Gioele, 2,23-39

Figli di Sion, rallegratevi, gioite nel Signore vostro Dio, perché vi ha dato per guida la giustizia e farà scendere per voli la pioggia mattutina e serotina, come in principio... E sopra i miei servi e le mie serve in quei giorni, effonderò il mio spirito.

Salmo 67,10

Pioggia abbondante riversavi, o Dio, rinvigorivi la tua eredità esausta.


Nelle stesse parole di Gesù lo Spirito Santo è assimilato all’acqua viva:

Gv. 4, 10-14

Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stesso gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva. ... Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».

Gv. 7,37-39

Gesù levatosi in piedi esclamò a gran voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» . Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.


Per questo la pioggia iniziale o mattutina, nei passi scritturali sopra citati, è interpretata dalla Tradizione come simbolo della prima effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste, mentre la pioggia finale o serotina è la benedizione attesa nei tempi ultimi della Parusia, che propizierà la messe conclusiva dei giusti che hanno atteso il ritorno del Signore.

La pioggia è dunque lo Spirito Santo in azione, l’acqua viva che discende dal Cielo e irriga gratuitamente tutto ciò che bagna, trasforma ciò che è arido e fa fruttificare i Suoi doni: amore, gioia, e pace (Galati 5). Proprio come recita l’inno liturgico della Pentecoste:

Veni Sancte Spiritus ... riga quod est aridum.