“La scelta artistica mira a trasformare lo spazio liturgico in un ‘racconto visivo di dolore, speranza e rinascita’, dove le superfici astratte e le linee fluide evocano il moto delle onde, rendendo il Mediterraneo uno spazio di passaggio e memoria collettiva”.
Con queste magniloquenti parole, l’iperbole giornalistica ha elevato a “creatività artistica” e a “narrazione spirituale dal linguaggio essenziale e simbolico”, qualcosa che, per la verità, ricordava più l’allestimento per la festa sociale di un circolo sportivo di periferia.
Tutto l’evento è stato caratterizzato da una teatralità solo apparentemente fresca, in realtà rigidamente scandita da una regia di taglio televisivo:
- la visita al cimitero, condita con l'immancabile piaggeria retorica da sala stampa vaticana:
“Un Leone silenzioso, immobile, ... È tutto bianco in quel momento, forse pure per il sole accecante ... È bianca la talare del Papa, sono bianche le lapidi, sono bianchi i fiori sotto le fotografie di donne e di signori anziani con lo sfondo del mare. Delle farfalle si posano sulle croci e sui cespugli e pure sulla corona floreale che Leone depone in mezzo a quest’area del cimitero cittadino che i lampedusani curano, annaffiano, sorvegliano...”.
- il “rito” simbolico dell’attraversamento della cosiddetta “porta d’Europa”:
Tutto questo porta a ritenere che a Lampedusa, sabato 4 luglio 2026, si sia consumato un evento di portata davvero storica: l’inaugurazione ufficiale della Nuova Religione dell’Accoglienza.