Tra tante battaglie perse, una che merita davvero di essere combattuta (e vinta) è convincere i conservatori e i c.d. "tradizionalisti" a non usare la parola Rivoluzione nel senso (sia pure inteso negativamente) che le hanno imposto i sovversivi,
e a ricondurla al significato originario di quel
ritorno al Principio,
che ha luogo al compimento del ciclo,
e che è, poi, l'unico senso in cui Nostro Signore può essere davvero chiamato, a pieno titolo, "il più grande Rivoluzionario della storia".
L'oblio di questo significato tradizionale del termine e l'adozione del lessico della sovversione (in questo e in altri casi), è indice, a un tempo, della scarsa "tradizionalità" dei c.d. "tradizionalisti" e del progressivo smarrimento della dimensione metafisica da parte della Cristianità, iniziato alla fine dell'Età di mezzo, culminato negli ultimi tre secoli ed emerso in modo eclatante nella presente contingenza.
Ed è proprio quest'ultimo il vero problema: perché senza la metafisica pura (quella vera, non quella di Kant e - con buona pace dei neo-tomisti di ogni sorta - nemmeno quella di Aristotele) non si può sperare di vincere.
Perché solo la metafisica pura (non la teologia) è l'arma definitiva contro la sovversione e contro il suo stratega: il grande negromante, il supremo ingannatore, il principe di questo mondo.
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